Girando un po’ in rete mi sono imbattuto in questo bellissimo articolo sull’influencer marketing che, a mio avviso, è uno dei migliori strumenti di marketing del momento. 

Si, anche una piccola realtà genovese può sfruttare questo fenomeno se vuole fare influencer marketing a Genova

Ma come fare influencer marketing a Genova?

E’ necessario cercare prima di tutto i soggetti giusti, coinvolgerli e farli parte del progetto. Loro creeranno i contenuti per voi, spargendo la voce sulla vostra attività.

Ma leggiamo l’articolo completo. 

Giovani, carini e super connessi. Il mondo diventa digitale e sono sempre di più impressioni ed emozioni raccontante online in real-time. È l’universo degli influencer: star dei social, un po’ storyteller e molto brand di sé stessi.

E non ci sono solo la Ferragni o le napoletane Chiara Nasti e Gilda Ambrosio rispettivamente da decine di milioni, milioni e centinaia di migliaia di follower. Follower che seguono esperti web di ogni settore tanto che diventano sempre più di rilievo anche gli influencer del food e del travel e sono in rapida ascesa i Family Creator, famiglie social con bebè.

È da notare che anche in questi casi moda, e life-style, restano l’arma di conquista di like e click. Lo zoccolo duro dell’influencing. Importante è sapere che è comunemente indicato come mega influencer chi ha più di 500mila follower, influencer medio chi ha tra i 100mila e i 500mila fan, micro chi ne ha tra 10mila e 100mila enano chi ne ha meno di10mila.

Una community che rappresenta un boccone ghiotto per le aziende. D’altronde secondo i dati di WeAreSocial in Italia sono circa 19milioni le persone che possono essere raggiunte con una pubblicità su Instagram, 31milioni da una su Facebook, complici le tecnologie.

Per le statistiche, il 76% degli italiani ha uno smartphone, il 62% un computer, il 31% un tablet. Device che servono per passare in media oltre 6 ore su internet e 2 ore sui social media. Social media usati da ben il 59% degli italiani. Ed ecco che, visto il grande bacino di utenti, oggi più che mai il marketing corre sul web e diventare influencer è una professione per la quale sorgono sempre più corsi.

L’influencer influenza chi è più influenzabile e in questo momento gli italiani sono in cerca di figure carismatiche da cui ricevere consigli di stile e non solo. Detto ciò il numero di follower oggi è relativo. Un utente su Instagram con circa 1000 follower ha un tasso di coinvolgimento dell’8% che scende ad appena l’1,7%se i fan sfiorano il milione». «Se si vuole qualcuno con milioni di follower tanto vale optare per un vip. L’influencer invece è una persona comune che ha qualcosa da raccontare. — dice Lorenzo de Caro, influencer napoletano — Il lavoro? Solitamente quando mi arriva una mail da un brand verifico subito che sia in linea con il mio modo di essere. I miei follower mi seguono proprio per il mio stile personale e quindi è giusto condividere con loro qualcosa ad hoc. D’altro canto all’azienda che ha contattato l’influencer non interessano i like di per se, ma la possibilità di raggiungere il giusto target di clienti. Ad esempio la mia fascia è quella che va dai 18 ai 34 anni. Un uomo che veste street, un po’ modaiolo, casual attento alla qualità e al lusso. Se dovessi lavorare con un prodotto più commerciale, mass market, confessiamolo, i miei follower metterebbero il like ma il cliente non guadagnerebbe fette di mercato.

Il must è l’affinità con il brand.

I compensi? Estremamente vari. Quello di un influencer medio per un solo Instagram con 3 Instagram stories oscilla tra gli 800 e i 2000 euro ma c’è chi chiede anche solo 400 euro o chi è pagato addirittura 8000 per un singolo post. È un mercato diversissimo con tante variabili e in continua evoluzione. Un po’ come il nostro lavoro». E proprio per captare questa evoluzione l’Università Telematica Pegaso ha fondato la Buzzoole Influencer Academy in partnership proprio con Buzzoole, influencer marketing solution provider nato a Napoli nel 2013 e ormai con sedi a New York, Londra, Milano e Roma. «L’influencing — spiega Fabrizio Perrone, Ceo di Buzzoole — sta rapidamente cambiando.

Tocca sempre più settori e da passione diventa sempre di più professione ma è un dato di fatto che oggi i ragazzi spesso non siano formati in tal senso. Avete presente i ragazzini super popolari a scuola? Ecco l’influencer tipo. Ragazzi smart e svegli ma giovanissimi e poco formati. È un po’ per questo che abbiamo deciso con UniPegaso di dar il via all’Academy. Gli utenti del web sono sempre più consapevoli e per conquistarli servono ormai skills particolari. Specie se si vuole monetizzare».

«Interessante è notare — aggiunge Vincenzo Cosenza, anche lui di Buzzoole—che gli investimenti in influencer marketing hanno toccato i 3 miliardi nel 2018. E considerate che le proiezioni oscillano tra gli 8 e i 10miliardi per il 2021. Tra i trend italiani? La trasparenza. Sono infatti cresciute le campagne italiane con il cosiddetto hashtag della trasparenza come #ad #adv #sponsored. A febbraio 2018 erano 10mila mentre lo scorso mese sono stati circa 23mila gli influencer che hanno mostrato il loro legame con il brand protagonista di foto, post e contenuti pubblicati. Ecco parlando di contenuti, un’altra tendenza registrata nelle nostre analisi è che gli influencer non sono più accumulatori seriali di follower bensì content creator.

Oggi le aziende non si accontentano più di una bella foto ma vogliono qualcosa di originale e unico che possa creare un discreto engagement. Un buon influencer dunque non è proprio un copywriter ma diciamo che ha qualche caratteristica in comune con questa figura». Figura che piace alle aziende che cercano di raggiungere il mercato grazie all’intermediazione social degli influencer dopo aver verificato la capacità di questi ultimi di convertire contenuti in vendite effettive e stando attenti al fenomeno dei fake follower, ossia di quelli finti che costituiscono un vero e proprio mercato “nero” che è cresciuto del 70% nel 2018 e che su Instagram è 5 volte più alto rispetto agli altri social. Per la serie, creato il mercato, creato l’inganno.